Tu sei qui

Un mondo a pezzi.

UN MONDO A PEZZI

 

-Etan! Vieni qui muoviti! Non startene lì impalato, sta passando la pattuglia!- gridai al mio migliore amico
-Arrivo, Mad- rispose con la sua solita voce fredda e metallica.

Mi nascosi nella botola dove passavo ormai la maggior parte della giornata seguita dal mio inseparabile robot, anche se ormai sembrava più un umano. 

-Shh- mi sussurrò lui, e io sospirai quando sentii le sirene della polizia nazionale di robot allontanarsi;

-Non possiamo andare avanti così Etan- dissi uscendo dalla botola

-Perché no?- 

-Non posso nasconderti per sempre, sono cinque anni che sei rinchiuso qui e la Terra non è infinita, prima o poi Jackson ti troverà- dissi sospirando.

-Be’, sono cinque anni che dici così e guarda, sono ancora qui! E lo so che dovrei andarmene, ma dove... E comunque non ti lascerei da sola in questo mondo dove ormai sono tutti sottomessi da quel tipo- disse sprezzante.

- Sembri proprio un umano- dissi mettendomi il cappuccio della felpa - vado a prendere qualcosa da mangiare, tu non avvicinarti ai fornelli, non…-

- Non accendere le luci e non fare rumore, lo so, lo so - disse ridacchiando - Non sono un robot appena costruito, Madison -

-Sì, sta’ attento - conclusi, e uscii dalla finestra con cautela.

È sempre strano uscire di casa e trovare un paesaggio totalmente diverso da quello che eri abituato a vedere; quando uscivo c’era il solito profumo di cioccolato proveniente dalla casa della signora Collison, una simpatica vecchina che per me era come una nonna, c’era il parco giochi dove andavo sempre a giocare o a leggere qualche vecchio libro dei miei antenati, fatti di un qualcosa chiamata “carta” e le parole scritte con “inchiostro”, c’era il solito cielo cristallino attraversato solo da qualche auto o scuolabus. A distanza di cinque anni era cambiato tutto: la signora Collins era venuta a mancare e, cosa più importante, era salito al comando Jackson, che ha rovinato tutto. Ha trasformato gli umani in schiavi dei robot, anche loro modificati, per evitare che si scatenasse qualcosa contro la sua dittatura; io sono riuscita a nascondermi per fortuna, ma non so dove sia finita la mia famiglia, i miei amici, i cittadini di Old York sono tutti stati rapiti da quel mostro.

Etan era un robot speciale, è riuscito a scappare poco prima di farsi installare Il programma “dei cattivi” come lo chiamo io, visto che il nome originale è troppo complicato da dire. Ricordo perfettamente la prima volta che ci siamo incontrati io e Etan, era venuto a bussare alla mia porta tutto arrugginito e ammaccato, e io per lo spavento gli ho dato un colpo con la mazza da baseball così forte da farlo indietreggiare e cadere a terra. Dopo varie suppliche mi ha spiegato ciò che gli era successo e l’ho ospitato a casa mia; all’inizio era apatico, ma in fondo era un robot. Dopo un po' ha imparato le emozioni, i pensieri e i gesti degli umani e ha iniziato a farli anche lui.

Un rumore metallico mi fece risvegliare dai miei pensieri, ero davanti al vecchio supermercato che sembrava potesse cedere da un momento all'altro; entrai attraverso il vetro spaccato e cercai di prendere più roba da mangiare possibile, e forse qualche libro. Magari avrei potuto leggerne qualcuno prima che Etan li mangiasse, anche se con lafame che aveva sembrava impossibile. 

Dopo aver preso qualcosa cercai di andarmene velocemente, ma fu tutto troppo veloce; le sirene, una mano che mi strattonava, qualcuno con dei grandi occhi verdi che mi faceva segno di stare zitta. Trattenni il fiato finché la polizia non se ne andò e mi alzai.

the end

to be continued…

nelle puntate precedenti…

Dopo aver preso qualcosa cercai di andarmene velocemente, ma fu tutto troppo veloce; le sirene, una mano che mi strattonava, qualcuno con dei grandi occhi verdi che mi faceva segno di stare zitta. Trattenni il fiato finché la polizia non se ne andò e mi alzai.

 

Inizio

-Be’, dopo che qualcuno ti salva la vita non si dovrebbe dire grazie?- chiese il ragazzo sarcasticamente.

-Ah...sì, grazie- risposi tagliando corto.

-Antipatica-

-Forse- feci spallucce.

-Comunque mi chiamo Theo-

-Non te l’ho chiesto- 

-Volevo fartelo sapere. E cosa dovrei fare per sapere il tuo nome invece?- chiese schietto.

-Mi chiamo Madison - dissi scocciata. Cos’è, un interrogatorio?

 

-Senti…- iniziò lui- posso venire a casa tua? Non so dove stare-

Aggrottai le sopracciglia- Scusami? Dove sei stato finora?-

-Sono scappato da una città poco lontana da qui, e mi sono trovato in Old York- 

-In casa mia non si può, è piccola ed è già occupata, ma dovrebbe esserci qualche casa libera qui in giro-

-Non ti sto simpatico, vero?- mi chiede sorridendo

-No, ti ho detto semplicemente la verità. Adesso devo andare.-

-Per favore! Solo per questa notte, mi faccio piccolo piccolo e sarà come se io non ci fossi!- disse lagnandosi come un bambino.

-Ok vieni, ma solo per stanotte.-

-Solo per stanotte- rispose.

Mi avviai con Theo alle calcagna, mi stavo già pentendo di ciò che avevo fatto. E se fosse stato un killer, un ladro, o peggio, un agente sotto copertura? Forse mi faccio troppi film mentali, è un umano, impossibile che faccia parte della polizia.

Arrivati a casa corsi da Etan che passò lo sguardo da me a Theo diverse volte, prima di dirmi dopo qualche minuto: -Chi è lui?- con una voce fredda e distaccata.

-Etan, lui è Theo, sta da noi questa notte. Solo questa notte.- precisai.

-Madison, posso parlarti un attimo in privato?- mi chiese Etan.

-Sì- andai con lui in cucina e mi preparai all’imminente lavata di capo per aver portato un estraneo in casa.

-Hai qualche bullone fuori posto per caso?! Come ti è venuto in mente di invitare quel tizio senza neanche conoscerlo!?-

-Calmati!- risposi -Anch’io non ti conoscevo, eppure ti ho ospitato qui! E lui non è un robot, sarebbe potuto morire!-

-Quando imparerai a non fidarti sempre delle persone, accidenti!- disse e sbattè la porta, lasciandomi sola. Perché ha reagito così? Uscii dalla cucina e mi rivolsi a Theo:

-Io vado a dormire, tu puoi stare sul divano, lì c'è una coperta.-

-Grazie Madison. Buonanotte-

-Notte- risposi e andai a dormire.

Quando mi svegliai trovai tutta la casa a soqquadro, controllai in giro e non trovai nè Etan nè Theo. C’era qualcosa che non andava.

Trovai un bigliettino sul tavolo, diceva:

Quel robot aveva ragione, non bisogna fidarsi degli estranei. Peccato che adesso sia nelle mani di Jackson. Mi ha detto che ti amava. Un robot che ama, questa è bella. Buona fortuna, Madison.

 

-Theo

 

Alessia Sciarra 3^ B

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