Tu sei qui

Il ladro di cuori (Sequel de “ Un mondo a pezzi” )

Sequel de “ Un mondo a pezzi”

Il ladro di cuori

 

Theo’s Point Of View

Madison, quella povera ed ingenua ragazza, era il mio nuovo obiettivo.

Purtroppo non ero riuscito a rubarle subito ciò che volevo, cosa mai successa, ma era questione di tempo, massimo un giorno, e avrei avuto un nuovo cuore da aggiungere alla collezione.

Annotai tutto sull’agenda elettronica 
 

12 febbraio 3017 

Ore: 4:21 del mattino

A primo impatto non sono riuscito a prenderle ciò che desideravo, ma a parte questo fila tutto liscio come l’olio. Al suo quasi-rifiuto si stava per spezzare uno dei cuori, ho rischiato veramente tanto. Questa situazione va presa con le pinze, non voglio che-

-Posso entrare?- mi chiese con prepotenza una voce;

Alzai lo sguardo e vidi quel robot, Aiden? Deninie? 

-Ormai sei entrato, perché lo chiedi- dissi chiudendo l’agenda.

-Senti, mettiamo in chiaro le cose- iniziò lui - tu non mi piaci. Se non mi piaci, di conseguenza non puoi avvicinarti a Maddie. Ti do massimo un’ora per prendere tutte le tue cose e sparire da qui-.

A quelle parole non riuscii a trattenere una grandissima risata, chi era lui per dirmi certe cose?!

-Ma ti senti quando parli? Sei veramente patetico, e poi da quel che ho capito non è casa tua- a quelle  parole dette con così tanta spavalderia sussultò appena, lasciando trapelare tutta la sua insicurezza, così continuai: - E poi, perché non potrei “avvicinarmi” come dici tu, a Madison? Chi sei, il suo cane? La sua guardia del corpo forse? O magari sei geloso, ho indovinato?- conclusi con un ghigno stampato sul volto.

Etan divenne un pezzo di legno, non si muoveva e i suoi occhi elettronici cambiarono colore in un rosso molto acceso, mentre mi scansionava dalla testa ai piedi.

-Dovresti ringraziarmi- continuai -ti ho insegnato un nuovo sentimento: la rabbia-

E in quel preciso istante si scaraventò su di me facendomi sbattere contro il muro;  continuò a darmi calci e pugni, mentre mi lamentavo per i colpi ricevuti. Il dolore però era in secondo piano perché io continuavo a guardare la mia agenda sperando che non la leggesse.

Ovviamente lui seguì il mio sguardo e mi chiese -Quello cos'è?!-

-Niente c-che ti interessi…- dissi balbettando. Se avesse letto ciò che avevo scritto, sarebbe subito andato da Madison a spifferare tutto; ma lui non mi ascoltò, mi lasciò accasciato sul pavimento e prese l’agenda, sfogliandola. Non riuscivo quasi a muovermi, quindi ogni tentativo di strappargliela dalle mani sarebbe stato inutile.

Dopo due secondi la chiuse e mi guardò con molta più rabbia di quella che mostrava prima, poi scoppiò definitivamente: -Ecco perché sei qui! Lo sapevo, lo sapevo che tu non eri quello che sembravi! Madison è troppo buona e ti ha fatto entrare senza problemi, ma per tua sfortuna io non sono come lei, adesso te ne devi...-  E con uno scatto felino, lo spensi. Sì, perché durante il suo sproloquio cercavo il pulsante di spegnimento quasi disperatamente, mi ero già stancato di sentirlo.

In quel momento però ero in completa confusione. Dovevo portare il robot da Jackson, ma se lo avessi fatto Madison mi avrebbe sicuramente accusato, e avrei perso uno dei miei cuori; d’altra parte se non avessi fatto nulla Etan le avrebbe detto tutto, e avrei perso ugualmente un cuore.

 

Non avevo scelta.

Presi il robot sulle spalle e mi avviai verso il quartier generale di Jackson, attento a non far svegliare Madison che dormiva beatamente sul divano. Uscii dalla finestra con cautela e, senza farmi vedere da nessuno, mi teletrasportai davanti ai cancelli dell’imponente castello, suonai il campanello e buttai bruscamente il robot a terra, scappando subito dopo; alcune guardie videro l’ammasso di ferraglia e lo portarono dentro. Missione compiuta.

Iniziò la seconda parte del piano: trovare una nuova identità. Una persona di cui Madison si sarebbe fidata ciecamente, come con Etan; una persona con cui poteva confidarsi, che avrebbe demolito le mura del suo cuore, permettendo così a me, ladro di cuori, di rubarglielo. Senza un cuore, lei non avrebbe mai più potuto provare qualsiasi tipo di emozione, mentre io avrei aggiunto i sentimenti che lei provava nel mio cuore, vuoto, freddo, ma soprattutto distrutto. 

The end

To be continued…

Nelle puntate precedenti

 

Iniziò la seconda parte del piano: trovare una nuova identità. Una persona di cui Madison si sarebbe fidata ciecamente, come con Etan; una persona con cui poteva confidarsi, che avrebbe demolito le mura del suo cuore, permettendo così a me, ladro di cuori, di rubarglielo. Senza un cuore, lei non avrebbe mai più potuto provare qualsiasi tipo di emozione, mentre io aggiungerei i sentimenti che lei provava nel mio cuore, vuoto, freddo, ma soprattutto distrutto. 

 

Sentii un crackdentro di me, segno che uno dei cuori si era spezzato e che lei mi stava odiando, o meglio, stava odiando Theo. Mi era successa solo una volta una cosa del genere e faceva malissimo, come ricordavo. Il vetro di cui era formato il cuore, rompendosi creava mille cocci che graffiavano il mio corpo senza forma, ma soprattutto la mia maschera. Quella maschera era invisibile a tutti, tranne che a me; era quella che conteneva il mio charme, il mio carisma, la mia sicurezza nel parlare. Senza, sarei stata la persona che ero prima… timido, riservato, debole.

Scacciai via quel pensiero scuotendo la testa e presi i vetri di un orologio, uno di quelli antichi, uno di quelli con due bastoncini che giravano in senso orario, quella più lunga faceva un giro di 60 secondi e quella più corta di 60 minuti. 

Misi i pezzi di vetro in mano e la chiusi in un pugno ben stretto, facendo in modo che le schegge di vetro entrassero nella pelle artificiale arrivando fino alla maschera, che si tramutò facendo trasformare il mio corpo possente in uno più gracile e magro. Avrei puntato sul cervello, mi sarei finto un ragazzo studioso appassionato ai gialli e alle creature sovrannaturali. Mi sarei chiamato Stefan,  Madison si sarebbe fidata sicuramente di lui.

Camminai a passo svelto cercando di ricordare dove si trovava la sua casa e dopo un po’ la trovai; sbirciai da una finestra e vidi Madison che… Piangeva. Probabilmente piangeva per Etan. Forse sentiva la sua mancanza. Forse è stato sbagliato portarglielo via. Forse dovevo semplicemente lasciarla stare. Forse dovevo smettere di rubare cuori.

Già, forse. Tanti dubbi, tante domande, ma nessuna risposta, nessuna certezza. Quindi, feci l’unica cosa in cui ero bravo: rubare cuori.

Bussai alla porta con fare impacciato. Aspettai due minuti buoni e vidi Madison con gli occhi gonfi e rossi. Era molto bella. Anche se era spettinata e con una pessima cera, era bella. Mi schiarii la gola rendendomi conto del mio sguardo persistente su di lei.

-Ehm ciao… Mi sono perso- iniziai con difficoltà, non sapevo cosa dire. I suoi occhi vuoti e tristi mi rendevano nervoso.

-Ecco…- continuai - potresti dirmi in che città siamo? Il mio teletrasporto è guasto e mi ha portato qui… E… Ehm…. Mi chiamo Stefan- 

Lei mi guardò perplessa per un’attimo, ma la sua espressione tramutò subito da paurosa a impassibile. 

-Non mi sembra di aver chiesto il tuo nome- mi rispose  fredda -comunque siamo a Old York e non ti consiglio di restare, se non vuoi guai. Buona giornata- chiuse bruscamente la porta.

Prenderle il cuore sarà un'impresa molto difficile.

Bussai di nuovo e mi aprì, non prima di aver emesso un urletto di frustrazione.

-Ancora tu?! Senti non sono dell’umore, il mio migliore amico è stato rapito da un… un… un ragazzo di cui avevo iniziato a fidarmi, e poi ti avevo detto di andartene!- scoppiò a piangere, e chiuse lentamente la porta. Perché mi sento così male? Così… Deluso. Da me stesso.

Passai il resto dei giorni cambiando identità, regolarmente rifiutate da Madison, quindi perdendo altri cuori.

Era ormai marzo, e mi rimase solo un cuore. Il mio. Freddo, rotto, vuoto. Avevo fallito. Lei era ancora scossa per la scomparsa di quel robot, e io ero arrivato a uno straccio. 

Cosa avrei dovuto fare? Mi sentivo…Strano. Ero triste, scoraggiato, non avevo portato a termine il mio compito. Cosa poteva andare peggio ormai? Ero ritornato al punto di partenza. Tutto quello che avevo costruito negli anni, era stato distrutto. Come la cenere.

Presi un respiro e entrai con forza in casa di Madison, pronto a confessarle tutta la verità. Ero vuoto ormai. Non sentivo più niente.

Arrivai nel suo salone, dove la vidi rannicchiata sul divano ad asciugarsi le guance.

-Madison dobbiamo parlare. So che sei confusa, ma devo dirti la verità- iniziai spedito, mentre lei mi guardava con un’espressione quasi annoiata, e annuì facendomi segno di continuare.

- Io sono Theo. E anche Stefan. E tutte le persone strane che hai incontrato fino ad ora. Questa è… La mia forma originale. Mi dispiace, solo ora mi sono reso conto di ciò che provoco alle persone. Sono un esperimento di Jackson, il mio obiettivo era quello di rubare i cuori di tutte le persone che si sarebbero opposte alla sua dittatura, prendendo così la loro anima e lasciando solo la parte razionale del cervello. Mi dispiace… Mi dispiace… Non lo dico a molti sai? In realtà a nessuno se devo essere sincero-.

Iniziai a sentirmi debole. Lei mi guardava, preoccupata.

-Quel robot… l’ho portato da Jackson. Aveva scoperto tutto. Io me ne sto andando. Mi è rimasto l’ultimo cuore, il mio, e vorrei darlo a te. Prendilo come un ricordo. Etan ti ama. E forse non è l’unico…- Le dissi sorridendo tristemente. 

-Addio, Madison-

Il mio corpo si incenerì e volò via. Rimase solo la mia maschera a terra, unica testimone di ciò che successe dopo.

Dalla porta uscì Etan, tutto ammaccato e malandato. Madison scoppiò di nuovo in lacrime, probabilmente di felicità, e gli saltò letteralmente addosso. 

Lui le disse che l’amava. Lei gli disse che lo amava. 

E rimasero abbracciati, consapevoli del fatto che non si sarebbero mai più lasciati.

Alessia Sciarra , 3^ B (Scuola Secondaria di I Grado)

Tags: